L'Italia e il Mondo

di Lucio Martino

Il presidente Joe Biden continua a ritrovarsi alle prese con un mondo che rifiuta di conformarsi alle sue aspettative. L'Iran non sta collaborando. La Cina non si è impegnata su questioni comuni come il cambiamento climatico, né sembra impressionata dalla decisione di boicottarne diplomaticamente le ormai prossime olimpiadi invernali mentre la Russia continua, nonostante tutto, a nutrire ambizioni di egemonia regionale. Per quanto riguarda proprio la Russia, a guidare il presidente Vladimir Putin sembra la convinzione che il tempo non sia dalla sua parte a fronte di un numero crescente di Ucraini palesemente decisi a sfuggire da un abbraccio che percepiscono come  soffocante. Con l'incoraggiamento e l'aiuto dell'Occidente, un’intera serie di cambiamenti stanno gradualmente allontanando l'Ucraina dalla Russia post-sovietica ancorandola sempre più all'Occidente.
 
Per Putin, e per i nazionalisti russi del cui sostegno non può fare a meno, il consolidamento di una vera indipendenza ucraina è percepito al pari di una minaccia esistenziale. A loro avviso la Russia ha bisogno dell'Ucraina per controllare il Mar Nero, ristabilirsi come principale potenza in Europa e difendere il carattere ortodosso e slavo della Federazione.
 

13-12-2021
Autore: Lucio Martino
Guarini Institute For Public Affairs

di Giuseppe Morabito

Democrazia e difesa dei diritti umani sono in “recessione” nel mondo e la “grande sfida del nostro tempo” è reagire ad un simile “arretramento”. Questo è quanto ha rimarcato il Presidente americano Biden al Summit for Democracy, vertice virtuale con 110 Paesi, rappresentati sia da capi di stato e governo sia da importanti membri della società civile.

Il vertice organizzato a Washington ha lo scopo di rilanciarne la leadership geopolitica e ha rimarcato sopra ogni dubbio che la Cina Popolare e la Russia ( che non hanno partecipato al vertice cosi come, logicamente, non stata invitata la Turchia) non sono due stati  con leadership e governo e democratici.

10-12-2021
Autore: Generale Giuseppe Morabito
Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation

Forse no… ma meglio continuare a parlare della possibile crisi nell’Indo-Pacifico.

di Giuseppe Morabito

Per più di 70 anni, Taipei e Pechino hanno evitato di scontrarsi dopo che si erano separate

dal 1949, quando la guerra civile cinese, iniziata nel 1927, finì a seguito della vittoria dei comunisti e la conseguente ritirata dei nazionalisti a Taiwan.

Da quel momento lo Stretto di Taiwan, con una larghezza minima di 81 miglia, è divenuto un’area di contrapposizione continua ma mai di una guerra totale (sono state due ‘”crisi” nel 1954 e 1958 con bombardamenti di artiglieria).  Negli anni che hanno preceduto la pandemia da “virus di Wuhan”, le relazioni nello Stretto sono state relativamente stabili e la contrapposizione raramente portata alla ribalta delle cronache internazionali se si esclude la crisi diplomatica del 1995 sulla teoria di “una sola Cina”. Nella speranza di persuadere i taiwanesi del buon esito di una eventuale unificazione, la Cina Popolare ha messo in piedi, negli anni, un’azione politica tesa alla "pacifica riunificazione", cercando di fortificare i rapporti economici, culturali e sociali con la Repubblica di Cina -Taiwan.

26-11-2021
Autore: Generale Giuseppe Morabito
Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation

di Giuseppe Morabito

Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha annunciato che la Federazione Russa da novembre sospenderà le operazioni della missione diplomatica presso la NATO e, conseguentemente, chiuderà gli uffici di collegamento NATO a Mosca.

Lavrov ha dichiarato che quanto messo in atto è la risposta all’espulsione da parte della NATO di otto membri della missione di Mosca a Brussels. “In risposta alle azioni della NATO, sospendiamo l’attività della nostra missione permanente presso l’Alleanza Atlantica, compresa quella del rappresentante militare”.

03-11-2021
Autore: Generale Giuseppe Morabito
Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation

 di Daniela Marrani

            Il Vertice del Gruppo dei Venti, G20, a presidenza italiana del prossimo 30 e 31 ottobre si svolge in un momento decisivo per la governance mondiale della pandemia da COVID-19 e in un contesto delicato per mutati equilibri geo-strategici che si sono palesati a seguito del ritiro dei contingenti militari alleati dall’Afghanistan. L’Unione europea, in questo scenario, si prepara a svolgere un ruolo che si ritiene determinate nelle decisioni a livello globale.

            L’Unione europea partecipa ab origine al G20 sin dal 1999 ed esprime nell’ambito delle riunioni ministeriali la sua posizione unitaria, definita dalle Istituzioni, in armonia con i valori che orientano la sua azione esterna delineati dal Trattato di Lisbona (art. 2 TUE). Le competenze attribuite dai Trattati nell’ambito di salute, mercato interno e cooperazione internazionale con i Paesi terzi, da un lato, e politica estera e di sicurezza comune (PESC), dall’altro, devono esercitarsi secondo un criterio di coerenza (artt. 13 e 21 TUE; art. 7 TFUE), e in linea con i valori propri dell’UE declinati sia all’interno dell’Unione sia nelle azioni perseguite sul piano internazionale. Lungo questa direttrice si sviluppano gli orientamenti espressi dall’UE in sede multilaterale e nell’ambito dei vertici informali G7 e G20.

28-09-2021
Autore: Daniela Marrani
Docente di Diritto dell'Unione Europea - Università di Salerno

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