di Valerio Giorgi
La storia insegna che gli eventi fondativi degli Stati sono quasi sempre cruenti.
La Repubblica Italiana nata dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946 è indubbiamente figlia della Seconda Guerra Mondiale, delle tragedie da essa scaturite ed è nata grazie al sacrificio di innumerevoli vite.
Eppure, la storia della festa della Repubblica presenta anche una peculiarità tutta sua.
Il referendum istituzionale venne infatti indetto con il decreto legge luogotenenziale n. 151/1944, quando cioè la guerra era ancora in pieno svolgimento: ancorché il fascismo fosse caduto da un anno (il 25 luglio 1943) e le sorti del conflitto apparissero oramai delineate, la conclusione delle ostilità era ancora di là da venire (e sarebbe in effetti giunta soltanto il 25 aprile 1945). Vi era dunque grande incertezza sui rischi che una decisione presa con tanto anticipo e con così ampio differimento potesse recare con sé.
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di Salvatore Cuomo
Al Senato, il Professor Draghi ha tenuto il suo primo discorso da Presidente del Consiglio incaricato con il quale ha illustrato le linee guida che il Governo da lui presieduto intende adottare per far fronte alla contingente situazione pandemica ed alla necessità di avviare un serio programma di sviluppo con una visione di lungo periodo che tenga conto della sostenibilità e non lasci in eredità ai nostri giovani l’insostenibile fardello del debito pubblico.
Indubbia la centralità dell’emergenza pandemica con la conseguente necessità di una forte accelerazione del piano Vaccinale e lo stile della sobrietà comunicativa.
È stata altresì manifestata la decisa volontà di avviare le riforme di cui il paese ha impellente bisogno, da quella del sistema Sanitario a quella Fiscale e a quella della PA non tralasciando altri importanti temi prioritari per sostenere la ripartenza dell’Italia quali Ambiente, Parità di genere, il Mezzogiorno, Giustizia e non meno importante la Scuola.
Senza entrare nel dettaglio dei provvedimenti illustrati per il quale rinvio alla lettura del testo del discorso qui allegato, mi sia consentito sottolineare una parte del discorso del Presidente Draghi che ritengo illuminante:
“Si è detto e scritto che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d’accordo. Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità”.
Un governo nel segno dell’unità ed un costante impegno collettivo per cogliere l’obiettivo finale del bene comune.
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di Lucia Di Giambattista
A fine aprile, il Governo italiano ha inviato alla Commissione europea il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR); un piano caratterizzato da sei missioni, ognuna declinata in differenti componenti nelle quali sono state raggruppate molteplici progettualità o di riforma o di investimento.
La “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” è la prima missione con un costo complessivo di circa 40 miliardi di euro e prevede al suo interno tre componenti dove la prima ha proprio come obiettivo, quello di occuparsi della trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione.
Nel corso degli ultimi cinque anni, significative iniziative sono state già avviate nella PA, grazie al lavoro svolto dall’Agenzia per l’Italia Digitale, dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e dai Responsabili della Transizione al Digitale (RTD) di Amministrazioni centrali e locali.
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di Paolo Balduzzi
Il 13 febbraio è nato, tra grandissime aspettative, il Governo Draghi. Si tratta del 67esimo esecutivo in 73 anni di Repubblica, il terzo in tre anni di questa XVIII legislatura. Tali aspettative si devono principalmente alle enormi personalità ed esperienza del Primo ministro, ex governatore della Banca d’Italia ed ex Presidente della Banca centrale europea (Bce).
Insieme ad un curriculum accademico e lavorativo di primo livello, questi due incarichi ne possono certificare sia le capacità tecniche sia quelle politiche. Soprattutto queste ultime si sono rivelate cruciali durante la crisi dell’euro, dieci anni fa, quando proprio il ruolo della Bce è stato ben più determinante di quello della Commissione per tenere insieme il progetto europeo.
Qualche malumore, a dire il vero, è comunque cominciato a emergere la sera di venerdì 12 febbraio, quando il presidente incaricato ha sciolto la riserva e ha comunicato i nomi dei nuovi ministri. Poche donne (8 su 23), troppi politici (e sempre gli stessi), correnti non rappresentate, pochi ministri del sud.
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