di Glenis Sanchez

Ho avuto l’opportunità di visitare una delle mostre più affascinanti che abbia mai visto: quella dedicata a Edvard Munch. Un’esperienza che mi ha permesso di immergermi non solo nell’arte del pittore norvegese, ma anche di riflettere sul legame tra la sua visione del mondo e l’evoluzione della psicologia, del cinema e delle dinamiche sociali che hanno caratterizzato il Novecento.

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Munch non è stato semplicemente un pittore; è stato un precursore, un uomo in grado di trasformare la sofferenza e le sue riflessioni sulla condizione umana in immagini potenti che, ancora oggi, parlano a chi le osserva. La sua arte non si limita a rappresentare il mondo visibile, ma si addentra nel profondo dell’anima, esplorando la psiche con una sincerità che pochi altri artisti sono riusciti a raggiungere.

Munch e la psicologia: la pittura come specchio della mente
La visione che Munch ha dell’essere umano non è mai superficiale. Al contrario, la sua pittura è intrisa di una profonda introspezione psicologica. Ogni sua opera sembra voler scoprire, a volte dolorosamente, le pieghe più nascoste della mente. In opere come L’Urlo (1893), l’artista non si limita a rappresentare un grido fisico, ma lo trasforma in una manifestazione viscerale di angoscia esistenziale. La distorsione dei volti, la violenza dei colori e l’inquietudine che trasmettono sono il riflesso di una psiche tormentata, simile a quella che lo psicologo Sigmund Freud avrebbe analizzato successivamente nelle sue teorie. Munch, in un certo senso, è stato un precursore di quella psicologia dell’inconscio che avrebbe caratterizzato gran parte delle correnti di pensiero del Novecento.

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L’arte di Munch come ponte tra pittura e cinema
Ma Munch non ha influenzato solo la psicologia. La sua arte ha gettato le basi per una nuova estetica visiva che sarebbe stata ripresa dal cinema. Il suo uso del colore non è mai realistico, ma emotivo, e anticipa l’espressionismo cinematografico, che emerge negli anni '20. Le sue tele, dove il mondo appare come distorto e deformato, sono la stessa rappresentazione dell’inquietudine che si troverà nel cinema espressionista tedesco con film come Il gabinetto del dottor Caligari (1920) o Nosferatu (1922).

Registi come Fritz Lang e Robert Wiene, influenzati dalle atmosfere di Munch, usano il colore e la forma non solo perMUNCH5 decorare la scena, ma per raccontare l’anima dei personaggi. Anche il cinema moderno, da David Lynch a Lars von Trier, deve molto a Munch: il suo modo di far emergere emozioni interiori attraverso l’immagine ha permeato il linguaggio cinematografico, dove il colore, la luce e la distorsione sono strumenti per esplorare la psiche dei protagonisti.

l’alienazione nella società moderna
Oltre alla psicologia e al cinema, l’opera di Munch ha anticipato le riflessioni sociologiche sul senso di alienazione che caratterizzerà la società del Novecento. La sua pittura ci mostra un mondo in cui l’individuo si sente estraniato, incapace di comunicare con gli altri, imprigionato nella propria solitudine. Questo tema dell’alienazione, che inizia a emergere con l’industrializzazione e la crescita delle grandi città, è stato analizzato in seguito dai sociologi, come Georg Simmel e Émile Durkheim, che hanno descritto l’anomia e il distacco sociale come caratteristiche tipiche delle società moderne.

Nel cinema, l’alienazione e l’isolamento sono temi ricorrenti, che possono essere rintracciati in molti film moderni, da L’eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni a Arancia Meccanica (1971) di Stanley Kubrick. La distanza tra l’individuo e la società che Munch aveva percepito e rappresentato, continua ad essere un tema universale che oggi ci interroga ancora.

Perché visitare la mostra di Munch?
Visitare la mostra di Edvard Munch è un’opportunità unica per esplorare il legame tra arte, psicologia, cinema e sociologia. Munch non solo ha anticipato molte delle correnti artistiche del Novecento, ma ha anche contribuito a plasmare il modo in cui vediamo noi stessi e la società in cui viviamo. La sua arte, fatta di colori forti e forme distorte, continua a parlare a chiunque si avvicini a essa con l’intento di comprendere le emozioni umane. È un’esperienza che consiglio vivamente, MUNCH7

soprattutto ai giovani, per capire come l’arte possa influenzare profondamente il cinema e la nostra percezione del mondo.

Munch, con la sua sensibilità unica, ci invita a guardare oltre la superficie e a scoprire cosa c’è dentro di noi, a capire come l’arte possa essere una chiave per leggere non solo il passato, ma anche il nostro presente e, forse, il nostro futuro.

02-04-2025
Autore: Glenis Sanchez
Esperta di Comunicazione istituzionale
meridianoitalia.tv

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