di  Paulo Antônio Pereira Pinto 

Propongo di iniziare a pensare al ruolo internazionale del Brasile da un punto di vista strategico diverso da quello comunemente utilizzato da chi fa previsioni sigli scenari futuri: invece di partire, come di consueto, dalle minacce esterne globali, reali o immaginarie, per poi considerare le questioni regionali e nazionali, dovremmo cercare, per quanto possibile, di vedere il mondo e la nostra regione immediatamente con occhi brasiliani - guardare dalla nostra prospettiva.   

In questo senso, sarebbe possibile contribuire alla formulazione di un Progetto Nazionale, che tracci uno scenario futuro favorevole per il Brasile che ci rafforzi, ad esempio, nella negoziazione con la “via” cinese, che intende espandersi attraverso l'America Latina e l'Africa. Avremmo così una “pista” brasiliana (l’autore usa la parola “trilhia”, nome dato a strade difficili nel sud del Brasile) e una “strada” africana - in modo da poter negoziare a un livello più vicino a quello dell'iniziativa cinese, a condizione che sia correttamente identificato il nostro potenziale nazionale e regionale.   

 

Al momento, è ancora impossibile anticipare le sfide che verranno poste dalla nuova amministrazione a Washington. In ogni caso, sarà sempre importante avere partnership su entrambe le sponde dell'Atlantico per negoziare come interlocutore rafforzato.

Iniziamo ad esaminare ciò che è immediato e ciò che ci definisce, per poi passare alla posizione strategica regionale e globale del Brasile. 

Nel processo che suggerisco, è indiscutibile che una politica brasiliana per l'Atlantico Meridionale sia una priorità. Oltre al gran numero e alla densità di iniziative multilaterali e bilaterali promosse nel corso dei decenni per consolidare una regione di pace, cooperazione e sviluppo sostenibile, dobbiamo anche considerare l'importanza di quest'area marittima per la formazione della nostra stessa identità nazionale.           

Rotta attraverso la quale passa circa il 95% del nostro commercio estero, fonte di grandi ricchezze minerarie e biologiche, il potenziale dell'Atlantico Meridionale non è ancora pienamente sfruttato dalla società brasiliana.

In questo senso, come paese più grande della regione, sia in termini di popolazione che di geografia ed economia, spetta al Brasile assumersi responsabilità crescenti nella sicurezza e nella gestione di questo spazio e nel dialogo tra i paesi africani e sudamericani, in modo da conciliare i diversi interessi nazionali e tenere la regione lontana da tensioni geopolitiche extraregionali.

Una breve prospettiva storica ci ricorda che l'Atlantico Meridionale non è un “nuovo asse” per la politica estera brasiliana, ma prima di tutto un fattore fondamentale di definizione dell'identità nazionale, un vettore di integrazione dell'economia brasiliana con quella internazionale e la prima forma di integrazione dello stesso territorio brasiliano.

Sarebbe opportuno introdurre un concetto dinamico come quello di “prosperità condivisa” per consolidare una regione di pace, stabilità, democrazia e sviluppo nell'Atlantico Meridionale, di per sé una fonte immensa di opportunità, non solo per il Brasile, ma per tutti i paesi che vi si affacciano.

 

La nostra capacità di trasformare queste opportunità in benefici concreti per il popolo brasiliano dipende da un coordinamento sempre più stretto con gli altri Paesi della regione.

Il sostegno allo sviluppo dei Paesi su entrambe le sponde dell'oceano, l'aumento del flusso commerciale intraregionale, gli scambi tra istituzioni politiche e giuridiche, l'approfondimento della cooperazione tecnica e scientifica, anche nell'esplorazione di gas e petrolio e nella produzione agricola, e l'azione congiunta tra le forze armate delle due sponde dell'Atlantico dovrebbero essere tutti obiettivi della nostra politica estera per questaregione così importante.

A proposito della proposta di una dichiarazione di “prosperità attraverso l'Atlantico”, si potrebbei riflettere su uno scenario futuro che valorizzi un Brasile “tri-oceanico”, tenendo conto della nostra influenza su entrambe le sponde dell'Atlantico e del consolidamento dell'accesso all'Oceano Pacifico e a quello Indiano.

Sarebbe importante, in questo senso, rilanciare l'immaginario del consolidamento del partenariato tra l'America lusofona e l'Africa lusofona, come fattore che contribuirebbe all'identificazione di nuove forme di cooperazione che individuino soluzioni comuni a problemi condivisi.

Succede, a proposito, che l'emergere della Nuova Africa sia presente tanto nella storia, nella geografia e nella politica dell'attuale regione africana, quanto nell'evoluzione del processo di integrazione della regione sudamericana. Tuttavia, entrambe le regioni subiscono ancora l'influenza del loro passato nella visualizzazione dei loro itinerari e delle loro traiettorie strategiche nel XXI secolo.

In questo senso, le grandi dispute sulle rotte oceaniche che portarono alle guerre del XVII secolo, iniziate con l'attacco olandese al nord-est dell'America portoghese, la resistenza e la vittoria atlantica da parte portoghese seguita dalla sua sconfitta nell'Oceano Indiano, si conclusero con l'ascesa della potenza marittima anglosassone allo status di “padrona dei sette mari”.

Questi eventi determinarono la fine dell'Unione Iberica e all'inevitabile declino di Portogallo e Spagna. In questo modo, le potenze contendenti - Olanda, Inghilterra e Francia - riuscirono a cancellare quanto stabilito dal Trattato di Tordesillas (Accordo firmato tra Portogallo e Spagna nel 1494 per delimitare i limiti di esplorazione dei due regni nell'Atlantico meridionale - N.d.A.).

Date le nuove condizioni dell'ecumene mondiale dominato dall'egemonia britannica associata alla Francia (Pax Britannica), che si vedeva minacciata dall'ascesa di potenze industriali come la Germania, la Russia, gli Stati Uniti e il Giappone, si apre una nuova fase dell'ordine mondiale, che annuncia un'ondata di conflitti su tutti gli orizzonti.

Ciò si è intensificato con la cristallizzazione dell'egemonia statunitense sul mega mercato mondiale, generato dopo la Seconda guerra mondiale dalla generalizzazione del sistema industriale e urbano. La fine del bipolarismo ha messo in crisi le fondamenta di questo sistema, indicando una nuova fase con l'emergere di nuovi poli di potere nel mondo.

Nella congiuntura internazionale vissuta in questo terzo decennio del XXI secolo, si può vedere la possibilità concreta di riprendere il progetto di un Brasile rafforzato su nuove basi strutturali. Queste potrebbero essere costituite da un processo di integrazione dello spazio meridionale americano.

Si tratta di un movimento che in un certo modo inaugura uno spazio già contenuto nella vecchia mappa dell'Unione Iberica, responsabile dell'unificazione delle Americhe, portoghese e ispanica. In questo nuovo periodo, questo movimento rivela l'emergere di un nuovo polo di potere mondiale basato sulla creazione del mega-stato sudamericano: uno spazio bi-oceanico che unisce l'Oceano Pacifico con l'Atlantico.

In questo contesto, sarebbe di grande importanza un “Corridoio Bi-oceanico” che colleghi il Brasile al porto di Chancay, in Perù. Gli investimenti cinesi in questo progetto avranno un valore particolare, in quanto faciliteranno il flusso della nostra produzione di materie prime, che rappresenta una parte importante degli scambi commerciali con la Cina, e che renderebbe questa produzione più economica. Il progetto dovrebbe includere anche poli scientifici e tecnologici per lo sviluppo di questi settori lungo la via di collegamento tra i paesi sudamericani in considerazione.

Dall'altra parte dell'Atlantico, le ex colonie portoghesi dell'Angola e del Mozambico stanno procedendo verso uno sviluppo legato alle loro immense risorse naturali. Nel loro cammino verso la costruzione di una società urbano-industriale, come la sorella luso-brasiliana in America, hanno bisogno di integrarsi nella regione per sviluppare uno spazio economico, politico, socio-culturale e tecnico-scientifico in grado di sostenere i rispettivi progetti nazionali.

In questa prospettiva, un progetto di integrazione fisica del Cono Sud, che colleghi l'Angola al Mozambico attraverso una complessa e moderna rete infrastrutturale (trasporti, comunicazioni ed energia) a supporto di entrambi i lati dell'Africa, sarebbe fondamentale per lo sviluppo integrato delle economie del Sud.

Questo progetto genererebbe un blocco politico-economico notevole per il processo economico del XXI secolo, perché stabilirebbe un collegamento tra l'Atlantico, il Pacifico e l’Oceano Indiano, dando al Brasile la possibilità di un “accesso tri-oceanico”, in un contesto di incontro costruttivo tra i Paesi meridionali d’America e dell'Africa.

Come anticipato all'inizio del testo: la mia tesi è che, forse,  qui viene individuata una nostra posizione di forza per negoziare con la "via" cinese, che intende espandersi in America Latina e in Africa. Avremmo così una “pista” brasiliana e una “strada” africana - per poter trattare a cominciare da un livello più vicino a quello dell'iniziativa della Cina.

Questo potrebbe essere uno scenario futuro auspicabile per il Brasile e per l'Africa. 

02-04-2025
Autore: Paulo Antônio Pereira Pinto
Ambasciatore brasiliano a riposo
meridianoitalia.tv

Questo sito utilizza cookie tecnici, google analytics e di terze parti. Proseguendo nella navigazione accetti l’utilizzo dei cookie. Se rifiuterai, nel tuo pieno diritto secondo la norma GDRP, la tua navigazione continuerà all'esterno del sito, Buon Navigazione Meridianoitalia.tv